Dettagli prodotto

  • Editore ‏ : ‎ Mondadori (10 ottobre 2017)

  • Lingua ‏ : ‎ Italiano

  • Copertina flessibile ‏ : ‎ 420 pagine

  • ISBN-10 ‏ : ‎ 8804682191

  • ISBN-13 ‏ : ‎ 978-8804682196

  • Peso articolo ‏ : ‎ 360 g

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Sinossi ufficiale:

Il più disastroso terremoto mai avvenuto in Europa fu quello che il 28 dicembre 1908 rase al suolo Messina e Reggio Calabria, provocando quasi centocinquantamila morti. Nella città devastata dalle scosse, dalle successive ondate di maremoto, dagli incendi, accorrono alcuni tra i più famosi giornalisti e intellettuali italiani: il loro reportage fissa la memoria indelebile di uno dei capitoli più tragici nella storia del nostro Paese. In queste pagine Giorgio Boatti narra la catastrofe di Messina in un’ampia e serrata ricostruzione basata, oltre che sulle cronache e i racconti dei sopravvissuti, su documenti inediti che ne illuminano i più drammatici e sconvolgenti risvolti.

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Recensione a cura di Simona Caruso:

Da messinese ho sempre sentito parlare del terremoto del 1908, attraverso i racconti di chi aveva raccolto le confidenze e le paure di coloro che avevano vissuto, direttamente o indirettamente, il tragico evento e che in anziana età ricordavano ancora la paura provata in quei terribili momenti ma, soprattutto, di quelli dei giorni a seguire. Forse i più devastanti.

Leggere, però, le testimonianze immediatamente successive, ebbene, è tutt’altra cosa. Ti arrivano come un pugno duro allo stomaco e ti sembra di vedere le rovine, le fiamme e la disperazione negli occhi dei sopravvissuti. Ti sembra di vederli ricoperti di polvere mentre, riemergendo seminudi dai cumuli di macerie, cercano di coprirsi dal freddo desolante della brina mattutina di quel 28 Dicembre 1908. Straniti e pazzi di terrore. Molti sono morti nel sonno, senza rendersene neanche conto, come gran parte della nobiltà e dei politici di spicco. Ma chi era già in procinto di iniziare una nuova giornata di fatica, ha vissuto attimo per attimo quei trenta secondi.

Con lo sguardo sperso e rassegnato al tempo stesso, logorati nell’anima e atrocemente consapevoli che l’esser sfuggiti a una terribile morte, non li salverà né li proteggerà dal vuoto esistenziale che desolante gli si presenta davanti: quanti di loro oltre ai beni materiali, hanno perso genitori, sposi o figli?

Trenta secondi che nell’arco di una normale giornata passano in un baleno, quella mattina quei trenta secondi saranno sembrati eterni; sufficienti per mandare in pezzi la vita di migliaia di persone; sufficienti per annientare, in un sol colpo, gioie e speranze di un’intera città che perdeva gran parte dei propri figli.

A Messina le autorità furono quasi azzerate, quindi, da Roma fu inviato il Generale Mazza a prendere le redini dei soccorsi. Purtroppo, secondo quanto risulterebbe da atti e testimonianze, non fu in grado di gestire al meglio il gravoso compito.

È pur vero, però, che chiunque avrebbe riscontrato delle oggettive difficoltà. Ben lontana è l’organizzazione della protezione civile, che non esisteva ancora. Lascia comunque perplessi come la burocrazia italiana, anche ai tempi, sia stata lenta e addirittura ostracizzante.

Ci si chiederà sempre quante migliaia di persone si sarebbero potute salvare.

A fronte di un evento catastrofico del genere, si perdono minuti e ore preziose che avrebbero potuto rappresentare la salvezza della popolazione messinese superstite.

Molti i Comitati nati per raccogliere il denaro proveniente da tutta Italia e dall’Estero.

Cifre da capogiro che, in alcuni casi, suscitarono il dubbio sulla buona fede di chi, invece, avrebbe potuto volerne trarre vantaggio. Iniziò così ad affiorare la consapevolezza che stesse nascendo quella che fu indicata come << L’industria dei profughi >>. Addirittura, vecchie ruggini e prese di posizione fecero irrealisticamente capolino. È il caso dell’Università di Messina, che Salvemini propose tenacemente di spostare a Bari. Quasi a voler punire la città che, incolpevole, aveva seppellito la sua famiglia sotto le macerie.

Le razzie, le esecuzioni capitali, il radunarsi presso le proprie abitazioni per cercare di recuperare il cibo sepolto dalle rovine, gli orfani, la costruzione delle baracche e le relative assegnazioni oltre il limite dell’indecenza, furono tasselli di un puzzle micidiale e difficile da completare.

Tra le numerose testimonianze che il Boatti riporta fedelmente, quella del comandante dell’unità navale Afonwen mi ha colpito molto per quella forza descrittiva che ne deriva, mentre racconta il momento esatto in cui il Mondo attorno a lui sembrò esser preda di un sovvertimento delle Leggi naturali e fisiche.

Messina, purtroppo, riporta ancora oggi i danni morali di quel lontano giorno, a causa del quale nulla fu più lo stesso. Il viscerale attaccamento per la propria Terra viene meno, perché la popolazione messinese viene meno. Ai cittadini superstiti, via via nel tempo, si sono aggiunti quelli provenienti dai paesi vicini che, ovviamente, non nutrivano lo stesso profondo amore per quell’angolo meraviglioso di Paradiso.

Un grottesco miscuglio che da allora si è impossessato della città, rendendola, per certi versi ancora oggi, la Terra di nessuno.

 

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