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Sinossi ufficiale:

Polesine. All’interno di una barca incagliata sulla riva del Po, un anziano scorge il corpicino senza vita di un neonato di tre mesi. Allertati i Carabinieri, il primo ad arrivare sul posto è il maresciallo Vito Cupertino che è il comandante della stazione di Canaro in provincia di Rovigo. Il sottufficiale si trova così ad affrontare qualcosa di oscuro che si nasconde nella nebbia padana tra i canali e le campagne del Polesine. Solo lui riuscirà a capire il nesso tra la morte del bambino e quella di una donna trovata bruciata all’interno di una macchina rubata in un altro paese. Un caso archiviato come suicidio da un pubblico ministero troppo sbrigativo. Un’aura mistica copre tutta l’indagine che sembra ballare su un’antica leggenda, quella di Marinella.

Recensione a cura di Dario Brunetti:

Un approdo interessante e di tutto rispetto in Mursia editore, nella collana Giungla Gialla curata da Fabrizio Carcano, riguarda il piemontese Simone Pavanelli che con il giallo “La leggenda di Marinella, sigla il suo ottavo romanzo. Sul Polesine è calato un vero muro di nebbia e le acque del Po restituiscono il corpo di un neonato di appena tre mesi.

Il ritrovamento è avvenuto quasi per caso da un anziano signore mentre era in barca. Si precipitano sul luogo gli inquirenti capeggiati dal comandante della stazione di Canaro, il maresciallo dei carabinieri Vito Cupertino; non si fa nemmeno a tempo a costatare la causa della morte del povero piccolo che è denunciata la scomparsa di una donna rumena. Ma c’è un collegamento tra la donna scomparsa e il corpo carbonizzato che sembra appartenere proprio a quello di una donna rinvenuto in un’auto rubata?

Tanti misteri si annidano sulla provincia di Rovigo e per il maresciallo Vito Cupertino e la sua squadra toccherà svolgere più di un’indagine a riguardo, soprattutto dovrà dimostrare che la donna trovata bruciata nell’auto non si è suicidata e quindi il caso va riaperto e non archiviato. Il romanzo parte in modo lento, il lettore si trova a seguire passo dopo passo i metodi e gli sviluppi dell’indagine, scelta voluta dall’autore e per di più azzeccata, perché ne giova la trama nella sua costruzione che va ad associarsi al genere poliziesco per trasformarsi in un secondo momento in un legal thriller. Pavanelli realizza una storia dal ritmo travolgente, unendone con dovizia i tasselli attraverso una scrittura semplice e lineare, con una narrazione limpida e cristallina grazie a dei personaggi ben tratteggiati. Nel romanzo sono sviscerate tematiche riguardanti la stregoneria e la Santa Inquisizione con una leggenda che sarà la chiave della storia.

Scopriremo la genuinità del protagonista, il maresciallo Cupertino e della sua famiglia rappresentata dalla moglie Diletta e la figlia Aurora, inoltre il supporto della sua squadra e il maresciallo Semplici, il tenente Luvisari, il capitano Caprari e il magistrato Pavanello, poi avremo la figura enigmatica e sfuggente di don Michele Cametti, l’inquietante coppia di coniugi Volpin e Padoan e tanti altri personaggi che andranno a impreziosire un romanzo che riesce a catalizzare l’attenzione del lettore che si troverà alla fatidica resa dei conti, ma l’autore piemontese non si è accontentato e ha voluto alzare l’asticella con un incredibile e spiazzante colpo di scena finale. Se questa sarà una prova maiuscola del Pavanelli, lo decreterà il lettore a libro chiuso, io posso dire con certezza che l’autore è riuscito a sorprendermi, sia per come ha elaborato questo avvincente giallo risultando credibile, sia per il finale che rende ancora più vivo l’interesse del romanzo che sono più che convinto che gli amanti del genere non si lasceranno sfuggire.

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