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Sinossi ufficiale:

Piero Pelù il rocker, l’attivista, l’anarcoide, il brado, Piero Pelù il cantante, “el diablo”, il pugile, il gigante: ebbene, dimenticatevi tutto questo e preparatevi a partire. Sì, perché in questo libro P. scende dal palco, spegne i riflettori e ci invita a viaggiare insieme a lui, con il coraggio di aprire la porta della memoria e di avventurarsi fino a dove tutto ha avuto inizio. E appena si ferma per un momento a riposare, ecco che accanto a lui appare un ragazzino intraprendente, originale, pieno di domande. Seguendo il dialogo tra l’uomo e il bambino attraversiamo la storia italiana – dalle trincee della Prima guerra mondiale agli anni del Fascismo, da quelli della Guerra fredda fino al disorientamento dei nostri giorni – e quella di un ragazzo pieno di sogni, che in uno scantinato sul Lungarno ha cominciato a credere in se stesso e da allora è andato lontano. A ogni pagina incontriamo personaggi indimenticabili, sorridiamo, ci commuoviamo, e ogni volta che cala la sera sentiamo di aver raggiunto una consapevolezza nuova: chi non si arrende riesce sempre a conquistare ciò che conta davvero; chi sa affrontare le difficoltà con determinazione e ironia non ne esce mai davvero sconfitto, e se anche imbocca una strada sbagliata, quella lo porterà a scoprire qualcosa di sorprendente. Ma soprattutto, questo libro ci racconta una vita vissuta al fianco di una delle innamorate più esigenti: la dea musica, che va amata e alimentata ogni giorno, perché la routine è la sua peggiore nemica. E perché la musica, come l’amore, è uno dei modi più strepitosi per cambiare il mondo. Al bambino che è stato P. confessa: “Se mi fossi dimenticato di te non sarei stato felice nemmeno un minuto”. Così Spacca l’infinito non è solo il verso di una canzone, ma anche l’invito rivolto a tutti a non perdere lo stupore e la fiducia in un universo dove tutto, a saperlo ascoltare, canta insieme a noi.

 

Recensione a cura di Marilena Tocci:

La musica di Piero Pelù, dei Litfiba in particolare, è stata colonna sonora delle mie estati adolescenziali. Ricordo falò, passeggiate in auto, jukebox nei bar e addirittura karaoke in cui si cercava di imitare il tono gridato e ringhioso di Pelù.

Le denunce e accuse contro chi la società la voleva e la vuole molto corrotta, poco genuina e per nulla libera. In realtà nel libro il rocker fa uscire, con simpatia e dolcezza il suo lato polemico con un approccio garbato inedito.

Terminato il libro, infatti, non l’ho riposto tra quelli della mensola più lontana e impolverata, dove giacciono testi che son consapevole che non rileggerò, ma tra quelli favoriti, da cui, di tanto in tanto, sottolineo qualche passaggio o frase significativa.

Il ringhio di Pelù si è trasformato in un sorriso complice che intravediamo tra i capitoli e le pagine che attraverso la biografia narra della storia italiana, delle trasformazioni sociali che hanno mutato città all’avanguardia da enormi centri sociali a enormi centri commerciali.

Racconta come, in un periodo in cui il bullismo c’era, ma non s’ingigantiva via network, le vittime potevano elaborare e capire che il loro essere differenti o diversi era un valore aggiunto e non un difetto seppur fossero etichettati.

Ricorda come le prime canzoni scritte e intonate contenevano la meraviglia di accadimenti planetari che oggi non fanno più notizia, esempio il lancio e caduta del satellite Skylab.

Rievoca personaggi che ci fanno, a oggi, togliere tanto di cappello, come il politico “La Pira” che con il suo fare ragionato con il cuore era rispettato da tutti gli schieramenti politici.

Rimembra come la caduta del muro di Berlino ha dato libertà, ma ha anche stravolto le agorà urbane: in queste prima ci si contagiava d’idee ma poi son divenute riserve di caccia per rimorchiare straniere.

Insomma un libro da leggere e rileggere perché fa quello che molti libri di storia, antropologia e sociologia non riescono a fare, far immedesimare per comprendere certe dinamiche. Non è un testo nostalgico ma un viaggio riguardo cambiamenti e metamorfosi.

 

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