Dettagli prodotto

Biografia:

Giuseppe Petrarca vive e opera a Napoli. Collabora, da alcuni anni, con l’organizzazione umanitaria, premio Nobel per la Pace, Medici Senza Frontiere. Ha pubblicato con Homo Scrivens  una serie di “gialli sociali” con protagonista il commissario Lombardo: Inchiostro rosso, un  “medical thriller” che sfiora le corde dell’attualissimo problema delle lobby farmaceutiche; Corpi senza storia, che esplora la realtà degli ospedali psichiatrici giudiziari; L’Avvoltoio; un noir sull’immigrazione e il traffico illegale di organi umani. Il romanzo preconizza una “pandemia” impressionante consonanza con il dramma che affligge l’intera umanità; Notte nera, al centro del romanzo la sacralità del corpo, il senso di giustizia e l’etica nella malattia. L’obiettivo di Petrarca è puntare su problematiche di impatto sociale utilizzando la struttura narrativa propria del “noir”. Ha ottenuto unanimi consensi di critica e di pubblico. Tra i riconoscimenti il Premio Garfagnana in Giallo 2018, il Premio Spoleto Art Festival 2018 e 2019, il Premio Firenze in Letteratura, Premio Speciale Megaris, Premio Speciale Milano International, Premio Speciale Città di Cattolica e Premio Giornalisti Flegrei. A febbraio 2019 ha ricevuto l’alto riconoscimento alla Camera dei deputati di Roma col Premio Comunicare L’Europa. Con il racconto  Il coraggio di Nikolay, un viaggio nell’orrore degli orfanotrofi, ha vinto il Primo Premio Internazionale Michelangelo Buonarroti. Al suo attivo anche un’intervista al Caffè di Rai Uno.

Sinossi ufficiale:

Narrativa – romanzo (198 pagine) – Per Napoli scoccava l’inevitabile ora del travaglio: sarebbe rimasta sola, con i suoi errori, con i suoi morti da pregare, le sue fragilità. La città si ritrovò lacerata in quella notte interminabile che segnò per sempre il suo destino.

Napoli è devastata dal sisma del 23 novembre 1980. La gente si riversa nelle strade e nelle piazze, le ambulanze sfrecciano per soccorrere i feriti, si scava freneticamente tra le macerie alla ricerca dei sopravvissuti. Il mancato miracolo di San Gennaro di qualche mese prima, che è il prologo del romanzo, diventa un presagio di sventura su un popolo abituato alla sofferenza e per questo, forse, in grado di sopportarla meglio di altri. Dopo un primo momento di smarrimento e di paura, si fa spazio la solidarietà e tutti, ognuno nel proprio campo e a modo suo, si mettono a disposizione del prossimo. Nei novanta terrificanti secondi del sisma, infatti, si incrociano le vite dei protagonisti: il dottor Roberto Vitale, neolaureato in medicina che si adopererà, fin dalle prime ore del disastro, a salvare vite umane; l’insegnante Mariangela Greco alle prese con il fallimento del suo matrimonio con l’imprenditore Salvatore Nazzaro, quest’ultimo distrutto dal tracollo finanziario della sua ditta; il giornalista Antonio Di Carlo, inviato del quotidiano “Il Mattino” nelle zone della Lucania devastate dal sisma tormentato dall’amore struggente e clandestino con Mariangela; la professoressa Enza De Martino, collega e amica di Mariangela, che perderà il marito Ciro nel crollo della sua abitazione e il vicequestore Francesco Amendola, alle prese non solo con le faide camorristiche  ma anche con la lotta alle organizzazione criminali che si fiondano sui soldi della ricostruzione. Una Napoli lacerata nel corpo e nella mente, in cui le macerie reali rappresentano la metafora di quelle che cadranno sulla coscienza civile della città negli anni a venire, gli anni della deregulation, delle speculazioni, del dilagante fenomeno eversivo, delle connivenze tra politica e camorra.

Recensione a cura della Poetessa Tania Galletta:

Bastano poche righe e la penna sagace di Giuseppe Petrarca ci catapulta in quel mondo straordinario che é la città di Napoli. La musicalità della lingua, la fede che rasenta l’isteria, una marea umana che fluttua all’interno di una chiesa, mani nodose che s’intrecciano e s’innalzano in attesa, occhi imploranti, lucidi e devoti, che si rinnovi il Miracolo. È il 19 settembre 1980, Napoli vive l’attesa della liquefazione del sangue di S. Gennaro. Quasi fagocitati dalla folla di fedeli, ci sono presentati i personaggi di questo romanzo le cui vite s’intrecceranno e che ritroveremo, a lettura ultimata, profondamente cambiati. Una procace e avvenente donna del sud, Mariangela, sposata con Salvatore che però non ama. Enza sua collega, entrambe insegnanti, sposata con Ciro di cui è innamoratissima, ma che vive con il rimpianto di un figlio che non è arrivato. Antonio Di Carlo, inviato lucano del Mattino, quotidiano di Napoli, legato a Mariangela. Il giovane medico Roberto che esercita con abnegazione la sua professione. È facile intuire, per chi ricordi quel periodo, gli avvenimenti catastrofici che seguirono quella data infausta: il miracolo non avvenne, un devastante terremoto sconvolse Napoli e le regioni limitrofe, dopo qualche mese. Novanta secondi di puro terrore che segneranno un doloroso confine tra la vita di prima e quella del dopo terremoto. Chi ha vissuto l’esperienza dolorosa di un terremoto, rivive con il racconto dell’autore tutte le sensazioni che l’hanno accompagnata: incredulità, impotenza, terrore, disperazione. Non è facile raccontare delle macerie, dei gemiti dei feriti, delle voci disperate di chi si aggira tra le rovine urlando il nome dei propri cari; l’autore lo fa cercando sempre le parole giuste, senza eccessi, una descrizione reale e cruda della nuova realtà che il sisma ha delineato. Cambiano cosi, in novanta secondi, le vite dei protagonisti: alcuni cerchi si chiuderanno, nuove parentesi si apriranno. Salta fuori tra le righe il ruggito della vita che non si arrende, lo ritroviamo tra le parole di qualche personaggio appena abbozzato come Luisella, segreteria del direttore del giornale, nella caparbietà della vecchietta che rimane incollata alla sua sedia mentre il resto della casa é crollato, nelle sagge parole del vecchio contadino Andrea che implora Assuntina, sorella del giornalista, di non abbandonare la terra natia, salda radice di vita passata e futura. Ruggisce la vita mentre si scava con le mani, mentre i macigni si spostano urlando, mentre si tenta di scippare alla morte scampoli di vita. Ruggisce la vita mentre la prosa diventa poesia, mentre le scene di morte chiudono un sipario che si riapre con scenari di luoghi meravigliosi sfuggiti al disastro, di distese azzurre che l’animo ritemprano e si schiudano a nuovi battiti, i battiti della vita che a tutti i costi vuole rinascere. Prosa, poesia, poteva mancare la musica? Certamente no: Napoli é musica, Napoli è sound, Napoli è il suo cantore per eccellenza: Pino Daniele. Lo ritroviamo tra le pagine di questo romanzo con un suo personale omaggio a questa città: la sua Napoli. Scorre piacevole la lettura che man mano sbircia la nuova vita dei nostri personaggi, ricca di sviluppi interessanti, a volte poco piacevoli. Ma la vita è così: a volte toglie, a volte dona. La trama è ispessita da una denuncia sociale legata al terremoto: dove c’è da ricostruire arriva la mano dei clan malavitosi e chi si presenterà come ostacolo sarà eliminato. Non manca di nulla questo romanzo, una visione completa di una terra martoriata, intimorita, repressa da logiche opportunistiche, da guadagni facili che puzzano di morte, ma nonostante tutto, una terra viva, che continua a ribellarsi, che si aggrappa con le unghie alla terra dei padri. Si chiude la narrazione con un bellissimo messaggio di speranza, la speranza che tutto può cambiare se a cambiare siamo noi.

Guarda anche la: Video-Recensione

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Un pensiero riguardo “Recensione del libro “Terramara. La città puntellata.” Autore Giuseppe Petrarca, edito Delos Digital

  1. Non ho dubbi. La puntuale,attenta, coinvolgente recensione di Tania Galletta ha stuzzicato la mia curiosità. Voglio leggere “ La città puntellata”. Sorvolare e accarezzare questa grande ed enigmatica città che detiene tristi primati, ma che richiama violentemente con le sue bellezze e le sue contraddizioni tutta la nostra attenzione. Bravaaaaa Tania

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