Biografia scrittrice:

VArisco

Sono nata a Mestre nel 1994. Dopo il diploma in pedagogia, ho sempre lavorato come educatrice d’asilo nido. Oltre ad aver sperimentato tanti altri lavori, tra cui l’amministrazione, ho conseguito un diploma presso una famosa scuola di massaggio. Scrivo da quando sono bambina e questo mio primo libro lo considero la realizzazione di un sogno. Nel tempo libero, oltre alla scrittura, mi dedico alla fotografia. Ora vivo e lavoro a Firenze.

 

Fonte Pandaedizione

Sinossi ufficiale:

Silvia si è messa in gioco: in questo libro ci parla di come ha vissuto la malattia, e come l’ha superata. Questo è un libro forte, intenso, di alta emotività, perché l’anoressia mette a rischio la propria stessa vita. In queste pagine troverete la forza e la speranza di combattere per il diritto a vivere, a essere amati, ad affermare la propria volontà ed esistenza, con l’amore e la determinazione. Ci sono pagine buie, c’è la sofferenza, ma c’è anche la bellezza di tornare a respirare, di vedere il sole dentro il proprio cuore. Un libro per tutti, ma in particolar modo per chi si vuole avvicinare alla questione anoressia con interesse reale, e non con frasi e pensieri precostituiti. Avvicinandosi con curiosità e cuore disponibile, Silvia vi accompagnerà al centro. Sarà un viaggio che non dimenticherete.

 

Recensione:

A volte, proprio di fronte a quello specchio, mi metto a urlare perché mi sento come un ubriaco che, passata la sbronza, si sveglia al mattino ricoperto di sangue. Senza riuscire a ricordare che cosa sia capitato prima. Guardo quella ragazza allo specchio e le urlo: “Che cosa ti sei fatta?” L’ultimo capitolo del libro, contenendo queste parole, risulta inquietante come un thriller psicologico. Ebbene lo è. Abbiamo una vittima e un assassino metaforici. Sono la stessa persona. L’autrice Silvia. Per anni si è torturata e tormentata, uccisa emozionalmente e sentimentalmente a causa della malattia che ha sviluppato prima nella sua anima e poi nel suo corpo: L’anorresia. Questo genere di malattie sono latenti e vengono letteralmente covate dal nostro subconscio prima di esplodere in tutta la loro gravità. Silvia ha voluto essere troppo forte per troppo tempo, ragazza sognatrice e creativa assisteva quotidianamente a lotte e guerriglie che in cuor suo rigettava: Padre e madre scontrosi tra loro, sorella aggressiva, partner inadeguati. Disarmonie che la spingevano a ricercare la perfezione in tutto ciò che faceva, diceva, pensava per non deludere e non deludersi. Una pressione che in adolescenza porta a cercare una valvola di sfogo, a fuggire, ma spesso scappando si incontra la strada/soluzione erronea: che sia droga, autolesionismo, ossessioni o come in questo caso patologie. Silvia dopo essersi autocondannata per anni si è voluta dare una seconda chance, opportunità che sta riuscendo a sperimentare vivendo una realtà lontana dal clall’ atmosfera dove la malattia ha avuto origine. In una città bella e magica, Firenze, la immaginiamo camminare a sguardo dritto, non ingobbita su 40 chili ma su un corpo sano e normopeso.

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