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Sinossi ufficiale:

Hagerwelle, per quasi cinquant’anni dopo la fine della seconda guerra mondiale, è stato un fantasma. La Germania ne negava l’esistenza, non ve ne era traccia su cartine geografiche, né documenti ufficiali. Solamente negli occhi, nella testa e nel cuore di 10 persone nel mondo, quei pochi sopravvissuti all’inferno, restava nitido il ricordo dei soprusi, della fame, del dolore, della morte che aveva rappresentato quel campo. Antonio Marenzi, il protagonista di questa storia, è l’unico italiano tornato vivo da quel posto e anche l’unico fortemente determinato a testimoniarne l’esistenza e a raccontarne le atrocità. Ha sopportato una battaglia legale durata più di venti anni, ma ha ottenuto che la verità venisse a galla. E la verità, è che Hagerwelle è stato un campo di prigionia dei più terribili che la Germania avesse creato. Lo schiavo di Hitler è la sua storia. Una terribile storia vera.

Recensione:

Foto di Antonio Marenzi bambino con occhi avidi di vita, Antonio Marenzi in divisa con e tra i compagni che hanno affrontato la grande guerra. Foto, in bianco e nero del filo spinato e dei bunker. Foto, numerose, di documenti di una causa vinta dopo decenni per la quale Antonio Marenzi ha dovuto rivivere le sofferenze allo scopo di far emergere la verità. Hagerwelle: Ennesimo inferno in terra creato da Nazisti e occultato dai negazionisti. Campo di lavoro e fabbrica di morte in cui i prigionieri venivano sfruttati per costruire le stesse armi che i tedeschi usarono per uccidere gli stessi che potevano essere amici, parenti, salvatori dei prigionieri in questione. Chi, come fece Antonio, cercava sabotare il sistema dall’ interno rischiava ogni minuto di ogni giorno di essere immobilizzato al gelo e lasciato morire di fame al centro di Hagerwelle. La resistenza sopravviveva grazie alla solidarietà tra compagni e la volontà di fare il giusto. Il libro narra tutta la tragica avventura, colori vividi dei ricordi che non passano, degli incubi che non si dimenticano. Sono narrati gli incontri, le minime gioie di qualche attimo d’umanità condiviso con i propri alleati. Di queste storie non esiste un vero lieto fine ma resta l’eroismo come un eco che rimbalza di generazione in generazione.

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