Recensione

Un soliloquio è un pensiero intimo, una frase interiore formulata a noi stessi. In questo romanzo, al contrario, il soliloquio è rivolto a tutti. È un inno all’amore, alla passione. È una poesia gridata, urlata al mondo per informarlo di quanto sia potente il desiderio se unito a un sentimento.

Due anime abbozzate si incontrano: lei è una donna sicura di sé, che sa quello che vuole e non esita a prenderselo. Lui è un intellettuale, una persona colta che affascina con il suo sapere.

Nasce una timida e insicura storia d’amore. Un trasporto che si trasforma in amore puro, quasi celestiale. Emozioni che trasformano un giorno qualunque in un giorno speciale.

Soliloquio a due è poesia, è un romanzo impalpabile, lieve. Un libro dove le pagine devono essere sfogliate dal vento, da leggere come un sussurro. È un’opera indefinita e indefinibile, che cela fascinose sensazioni. La scrittura delicata avvolge e incanta.

È il fascino dell’incontrarsi, del possedersi, dell’amarsi. È la seduzione di due amanti che stanno “semplicemente facendo poesia”.

Un romanzo che urla quanto sia inutile la vita senza amore, perché solo amando si può arrivare a toccare la perfezione, si può risplendere della stessa luce che hanno gli dèi.

Ma quando un amore raggiunge vette così alte, può scampare alla tempesta? Può sopravvivere alla vita?

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