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Trama

Nel romanzo agiscono tanti personaggi ma il vero protagonista è il paese, pervaso da un’aura misteriosa che echeggia di via in via. Sulle sue donne pende una maledizione: esse sono destinate a morire prematuramente nelle notti di luna nuova. Poche hanno un figlio. In un’atmosfera carica di oscuri segreti cresce Alessandro Attilio, il narratore: ha due nomi, il primo usato da quelli del Quarto Gliostro, il secondo dal resto del paese. Ha due nonni che si odiano a morte: Celestino proprietario del bar della Luna Nuova e Bonifacio, apparentemente cinico e miscredente. E tre zii, frutto di uno strano parto plurigemellare. E c’è Zelda, la ragazza dei suoi sogni. Nel paese i pochi giovani vogliono divertirsi, ma gli anziani gridano allo scandalo. Toni vuole fare il ballerino. Virgilio, il pittore. Infinita parla poco e assomiglia al volto di donna dipinta sulla parete del bar della Luna nuova. Lodovico e Adelchi risalgono le scale della storia per capire da dove nasca il mistero che avvolge il paese, tra eretici, alchimisti e streghe. Intanto le donne continuano a morire alla luce della luna nuova accompagnate dal suono di un pianoforte.

 

Recensione

Alessandro Attilio vive in un piccolo paese in provincia di Teramo, abitato principalmente da persone anziane.

E se gli anziani portano tanta saggezza, sono però legati anche a un moralismo difficile da smantellare.

Alessandro deve fare i conti con un padre intransigente, legato a superstizioni che si scontrano con la voglia dei giovani di rompere gli schemi.

È il racconto della sua vita, una esposizione sincera, senza filtri e falsi pudori: il difficile rapporto con il genitore, i primi turbamenti sessuali e sentimentali fino ad arrivare alla vecchiaia.

Ci trasporta in un passato recente, verso la fine degli anni sessanta, periodo che alcuni di noi hanno avuto la fortuna di conoscere, denso di importanti fatti sociali: le prime avvisaglie dell’emancipazione femminile, i problemi, purtroppo ancora attuali, dell’integrazione. Non mancano però temi più leggeri e divertenti: la nascita delle prime sale da ballo, la possibilità per le donne di frequentare i bar, le ribellioni giovanili, per arrivare a una irriverente e dettagliata dedica al film La febbre del sabato sera.

Protagonisti accanto ad Alessandro sono il paese, con le sue tradizioni e leggende che portano a definire il progresso come un qualcosa voluto dal demonio e la Luna, che influenza la vita degli abitanti.

E in questo intreccio tra vita e mistero, tra streghe e alchimisti cresce Alessandro che assorbe la magia delle storie narrate dagli anziani ma è consapevole che l’esistenza non può essere basata solo sui miti, che bisogna liberarsi dei fantasmi del passato.

La trama è originale, con dialoghi credibili e ben strutturati.

Tutto il romanzo è pervaso da un sentimento di infinito e indefinito, una scrittura impalpabile e magica, con un finale amaro ma suggestivo, una storia che appassiona e rende gradevole la lettura.

2 pensieri riguardo “Recensione “L’ultima Luna” di Camillo Carrea

  1. Scusami per il ritardo, Alessandra. Grazie per la bella recensione e per aver individuato nelle maglie della trama, ‘La febbre del sabato sera’, un film mitico per me che allora avevo 16 anni. In bocca al lupo per la scrittura, che se si ha passione, rende quello che hai ben descritto tu: si crea e si vivono i personaggi senza essere Dio, che al limite li crea ma spesso non li vive… Buon Natale a te e alla tua famiglia

    Camillo

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