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Dettagli prodotto

 

  • Copertina flessibile: 271 pagine
  • Genere: Giallo
  • Editore: Sellerio Editore Palermo (29 agosto 2019)
  • Collana:La memoria
  • Lingua:Italiano
  • ISBN-10:883893830X
  • ISBN-13:978-8838938306

Trama ufficiale

«Mi chiamo Flor, ho undici anni, e sono qui perché penso che mio padre ammazzerà mia madre». Gelsomina Settembre detta Mina, assistente sociale di un consultorio sottofinanziato nei Quartieri Spagnoli di Napoli, è costretta a occuparsi di casi senza giustizia. La affiancano alcuni tipi caratteristici con cui forma un improvvisato, e un po’ buffo, gruppo di intervento in ambienti dominati da regole diverse dall’ordine ufficiale. Domenico Gammardella «chiamami Mimmo», bello come Robert Redford, con un fascino del tutto involontario e una buona volontà spesso frustrata; «Rudy» Trapanese, il portiere dello stabile che si sente irresistibile e quando parla sembra rivolgersi con lo sguardo solo alle belle forme di Mina; e, più di lato, il magistrato De Carolis, antipatico presuntuoso ma quello che alla fine prova a conciliare le leggi con la giustizia. Vengono trascinati in due corse contro il tempo più o meno parallele. Ma di una sola di esse sono consapevoli. Mentre Mina, a cui non mancano i problemi personali, si dedica a una rischiosa avventura per salvare due vite, un vendicatore, che segue uno schema incomprensibile, stringe intorno a lei una spirale di sangue. La causa è qualcosa di sepolto nel passato remoto. Il magistrato De Carolis deve capire tutto prima che arrivi l’ultima delle dodici rose rosse che, un giorno dopo l’altro, uno sconosciuto invia. Mina Settembre e gli altri sono figure che Maurizio de Giovanni ha già messo alla prova in un paio di racconti. In “Dodici rose a Settembre” compaiono per la prima volta in un romanzo.

Recensione a cura di Dario Brunetti

Dopo la serie dedicata al commissario Ricciardi entrato ormai nei cuori dei lettori (e la stessa identica cosa è capitata con i Bastardi di Pizzofalcone), Maurizio De Giovanni continua a deliziarci con nuovi personaggi.

Con i romanzi” i Guardiani”” e “Sara”, De Giovanni ha dato voce ai protagonisti come in una favola, personaggi che si muovono nell’incanto della sua Napoli, croce e delizia, meraviglia di straordinaria bellezza, sogno e desiderio. Purtroppo al giorno d’oggi pensare alle favole è difficile, perché una città come Napoli che rappresenta in fondo la capitale del Sud, viene messa a dura prova dalle piaghe sociali ben note a tutti e allora un autore del suo calibro che fa? Raccoglie la sfida e ci racconta storie credibili, ci racconta la sua città attraverso i personaggi che la animano.

Dodici rose a Settembre è il suo ultimo romanzo uscito con Sellerio e Mina Settembre ne è la protagonista, per la verità l’autore le aveva fatto fare una breve apparizione in un paio di racconti tempo addietro, quasi un piccolo antipasto per palati raffinati.

Gelsomina Settembre, chiamata da tutti Mina, è un’assistente sociale che opera in un consultorio, scarsamente finanziato, nei Quartieri Spagnoli, oltre a lei troviamo Domenico Gammardella, detto Mimmo, il classico Robert Redford dei poveri, poi Rudy Trapanese portiere di uno stabile, attratto dalle forme sinuose della bella Mina e infine il magistrato De Carolis, che rappresenta l’antipatia fatta a persona ma che alla fine sa come muoversi in termini di legge e giustizia.

Personaggi pittoreschi di una città ormai allo stremo e svuotata a causa della criminalità che imperversa. Dodici rose a Settembre è un romanzo giallo ma è anche un po’ commedia, poiché il buon De Giovanni sa stemperare, grazie alla sua innata leggerezza, le efferate mosse di un killer che si aggira con una Luger sparando a sangue freddo e mietendo vittime, dopo aver lasciato una rosa sul luogo del delitto.

Le persone uccise sembrano non avere alcun legame tra loro, ma qualcosa deve pur collegarle:  i protagonisti sono dunque chiamati a riannodare i fili di una vicenda così intricata quanto oscura e misteriosa.

Quando storie come quelle con protagonista Ricciardi o i Bastardi di Pizzofacone lasciano un segno forte, il lettore fatica ad abituarsi a un nuovo personaggio, rivuole indietro il vecchio, vuole nuove storie con i protagonisti di sempre. Forse bisogna far passare il giusto e meritato tempo, come quando tutti gli amanti di Nesbø dovettero prendere confidenza col personaggio di Harry Hole.

Personalmente non amo troppo i paragoni: l’amore per Ricciardi è stato per me qualcosa di viscerale, vi ero davvero molto legato, cosi ai Bastardi e pian piano anche a Sara, ma nel nuovo personaggio di Mina il giallo si fonde con la commedia e qui l’autore ritorna nuovamente a convincerci e ad appassionarci.

Alleggerendo le storie, moderando i toni e evitando di calcare troppo la mano, ci dipinge magistralmente personaggi “veri” che sono forse parte di un immaginario collettivo ma calato nella quotidianità dei nostri giorni.

Così De Giovanni riesce di nuovo a sorprenderci, la sua capacità di mescolare più generi letterari è la prova dell’abilità indiscussa della sua penna, Mina Settembre si occupa di quei casi in cui la giustizia è fumosa, casi che necessitano di risposte immediate, casi in cui la tematica sociale è fortissima.

De Giovanni si conferma un grande scrittore nel panorama letterario italiano, dunque… c’è di che andare fieri!

Buona Lettura !

 

 

 

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