Salve amici lettori,

oggi abbiamo il piacere di intervistare il poeta e scrittore messinese Giuseppe Anastasi, autore del poema epico “La Grande Seduzione”, di cui abbiamo già parlato.

Visita il link per leggere la nostra recensione.

La nostra recensione al poema “La Grande Seduzione”

È un immenso piacere ospitare nel nostro blog un talento di tale spessore. 

  • Quando e perché nasce la voglia di scrivere La Grande Seduzione?

Percepii l’inspiegabile assenza di un’opera che narrasse la guerra più antica comune alle religione monoteistiche principali, già all’età di 17 anni, ma l’idea di comporla nasce a 33. Avevo da poco concluso stesura e revisione di Dare Dere Dire Dore Dure, poema filosofico di mille versi, per il quale avevo stabilito un tempo limite di tre anni, ma conclusi il tutto in due anni e mezzo,domandandomi se uno scritto così complesso non dovesse avere un apripista.

Mi bastò chiedermi se Lucifero fosse un serafino o un cherubino e in sei mesi composi la mia creatura, ovvero La Grande Seduzione.

  • Quali sono i messaggi, gli insegnamenti morali che speri di trasmettere?

 

Va da subito premesso che il mio poema non è un’opera morale, o religiosa, nonostante la tematica sia indubbiamente incentrata su figure angeliche e i riferimenti ai testi sacri siano inevitabili.

Per citare la dottoressa Garofano, in una lettera, il cui estratto completa la prefazione di Assunta Spiegapié, definisce la mia una lirica d’impronta cristiana, […]tradotta in versi, […] in un una sorta di misticismo poetico.

Volevo raccontare il primo peccato, antecedente a quello originale, ma il risultato finale ha superato la mia stessa immaginazione.

I messaggi sono davvero molteplici. Immagino “La Grande Seduzione” come una matriosca, perché ad ogni rilettura ci si accorge che dopo il racconto, dopo le allegorie, dopo i riferimenti ai testi sacri, c’è ancora altro da permeare, ma un insegnamento tra i più immediati è contenuto nell’ottavo canto, vv. 503/504: …chi guarda al bene non confonde / la pura verità, con quel che vede.

 

  • Quali sono le fonti?

 La domanda delle domande, probabilmente. (ride di gusto)

Chi ha letto le guide alla lettura può ricavare un elenco abbastanza esaustivo: Bibbia, Corano, Kabbalah, Divina Commedia, internet, ma anche se aggiungessi il codice di disciplina militare non credo esaurirei davvero i dubbi che hanno portato tanto a pormi la stessa domanda.

Potrei dirti che ho trovato conferme nel semisconosciuto “Il Pescatore” di Antonio Cirillo, eppure nemmeno questo probabilmente ti appagherebbe realmente; invece mi piace pensare che chi ha asserito con convinzione che il mio poema sia stato realizzato servendomi di testi cari ai satanisti, confermi il mio sospetto, cioè che un ragioniere senza studi accademici, capace di ricreare, in versi endecasillabi, la storia più antica mai raccontata sarà per sempre una spina nel fianco dei dotti… soprattutto quelli invidiosi.

  • Ti identifichi in qualche personaggio del libro? Perché?

 

Peccherei in ogni caso di delirio di onnipotenza, visto che i personaggi sono tutti angeli, divinità e figure mitologiche.

Scherzosamente amo definirmi un angelo del male in prestito al bene… ma solo in prestito. (sorride)

  • Data la peculiarità unica de “La Grande Seduzione”, qual è, ammesso che esista, il lettore ideale di quest’opera?

 

Avrai notato sicuramente che le definizioni di alcuni termini e non tutti di minor uso comune sono state inserite a piè di pagina.

Già dal primo anno delle scuole medie si inizia a studiare epica, posso quindi immaginare che, idealmente e con una lettura guidata, già dagli 11 anni potrebbe essere abbastanza fruibile, ma il vero elemento imprescindibile per apprezzare davvero questa breve, eppure densa, cantica sia senza ombra di dubbio la curiosità, motore inestinguibile dell’evoluzione personale.

  • Perché la scelta strutturale tipica del dolce stil novo del 1300, ma il linguaggio colto, forbito e ricercato del 1500? Da cosa nasce la scelta di tale connubio?

 

Un poema epico esigeva una struttura metrica universalmente riconosciuta e salire sulle spalle del sommo mi parve ovvio, tuttavia non avrebbe avuto senso usare il volgare, anacronistico e praticamente incomprensibile al 99% degli esseri umani e sto arrotondando per difetto. L’italiano è una lingua meravigliosa e ha un vocabolario immenso, che adoperiamo sempre meno.

Immagino il mio libro come una piccola arca di termini che non dovrebbero perdersi nell’oblio.

  • Nel dolce stil novo il tema portante è la donna angelo che ripara i peccati dell’uomo mortale, donna celeste, degna di grazia divina, capace di consentire l’accesso al paradiso. Nel tuo poema “La Grande Seduzione”, seppur strutturalmente assimilabile a tale scuola di pensiero, non vi è, o almeno non ho trovato, la presenza della donna angelo. Perché?

Vuoi proprio annoiare i tuoi lettori? (sorride sornione) Proverò ad essere sintetico ed esaustivo al tempo stesso.

Come hai premesso tu stesso ho scelto una struttura e io aggiungerei appena un tassello, ovvero gli schemi di accentazione del verso, ma non per questo gli ideali del Dolce Stile.

La donna angelo, senza nulla togliere all’importantissimo ruolo della donna nel mondo, è una visione in realtà maschilista e unilaterale, di un tempo in cui la figura femminile incontrava un tentativo di idealizzazione… ma soltanto ideale.

Molto è cambiato negli ultimi 700 anni e mi è parso costruttivo filtrare ciò che di prezioso ci è stato lasciato in eredità dalle correnti letterarie precedenti.

Sempre del dolce stil novo, il tentativo di elevare gli argomenti e soprattutto il riavvicinamento alla filosofia, che ciclicamente sembra prendere le distanze dalla poesia, salvo eccezione di pionieristici tentativi di nuovi riavvicinamenti, come pure la nobiltà d’animo sono temi assai cari e fondanti che meritano considerazione.

Nel poema comunque c’è il volto della donna / che sposa, figlia e madre d’uno e trino / i posteri chiamarono Madonna e con l’iperbole non basterebbe il resto del poema per descriverne il fascino divino, forse quel qualcuno, probabilmente ancor più che angelo, in fondo c’è.

  • Consideri il tuo chiodo fisso per la perfezione stilistica una condanna, oppure una benedizione e perché?

 

E’ assai bizzarro che tu ritenga perfezione stilistica quella che io definisco un pedestre tentativo di non far brutta figura.

Ben lontano dalla perfezione, tuttavia mi auguro in continua crescita, pago un prezzo alto per le mie scelte stilistiche, ma non per ciò che tu immagini.

Scrivere dentro degli schemi è una gabbia dorata e quando impari a muovertici dentro diventa sempre più agevole, mentre il vero scotto è il rischio di ostracismo da parte degli autori che si sentono minacciati dalla mia scelta.

Anacronistico scrittore di filastrocche rende l’idea? Eppure non mi dispiace avere dei nemici. Ciò che davvero mi turba è essere ritenuto un osteggiatore del verso libero. Nulla di più errato.

Componete come volete, ma che sia di contenuto e scritto dignitosamente…

  • Come definisci la vana ricerca della casa editrice? E ritieni sia stata una fortuna ripiegare sull’auto-pubblicazione?

 

L’editoria credo abbia un solo problema: pretendere di sapere cosa voglia il pubblico.

Senza citare la fonte, posso però confidarti cosa mi disse un piccolo editore, quando avevo già pubblicato:

“Lei è un competitor ed io non dovrei nemmeno dirglielo, ma se ho capito cosa effettivamente ha scritto, nessuna piccola e media casa editrice può darle ciò che a lei serve.

Si mangi tutta la torta finché può, perché in questo momento è sua, ma quando scopriranno che esiste, le grandi la verranno a cercare e dovrà scendere a compromessi…

Un giorno, se vorrà, mi telefoni e mi dica se avevo ragione.”

Non mi sono arricchito col mio poemetto e le oltre 600 copie vendute in due anni, ma ho scoperto che i lettori sono i migliori sponsor.

Ti stupirà, ma chi come me ha già realizzato il proprio sogno, spesso teme la fama più di quanto la desideri.

  • Perché si dovrebbe leggere La Grande Seduzione?

 

Perché non è soltanto un libro e chi lo ha letto lo sa bene.

Le immagini di Giada Bognolo sono un’opera a sé, degne di essere apprezzate, le guide alla lettura di Assunta Spiegapié integrano il poema, con una ricerca davvero minuziosa e precisa, senza contare che da qualche mese La Grande Seduzione è passata a una fase teatrale sperimentale, grazie a tre collaboratori, amici, aggiungerei sognatori che stanno credendo nel mia visione a lungo termine, i poeti Fabrizio Cacciola, Tania Galletta e la declamatrice Clara Russo.

Permettimi infine di esprimere il mio grazie sincero, per concludere l’intervista, a colui che prima di ogni altro ha letteralmente sostenuto il mio progetto ancora in embrione, mecenate che finalmente mi ha autorizzato a fare il suo nome e a cui ho dedicato l’intera seconda ristampa: Alessandro Arena… e ti saluto come spesso ci auguriamo vicendevolmente brindando o cenando assieme… abbondanza!

 

La Gilda dei Lettori ringrazia di cuore il poeta Giuseppe Anastasi, che sicuramente tornerà a farci visita.

Un pensiero riguardo “Intervista al poeta e scrittore Giuseppe Anastasi autore del poema epico “La Grande Seduzione”.

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