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Sinossi ufficiale:

1962/1973 – È un pomeriggio come tanti e le vacanze sono appena iniziate. È dalle due che corriamo sotto il sole e siamo stanchi morti. La maglietta a righine bianche, rosse e blu mi si è appiccicata alla pelle e le calze si sono afflosciate sulle scarpe da tennis. Ci siamo appena fermati a riprendere fiato, grondanti e rossi in faccia, noi ragazzi di via dei Landi… 

Io sono Angela e ho 10 anni. Vivo qui con la Vilma, mia mamma, e Valentino, mio papà. Tutto il mio mondo è legato a questa strada e alle persone che la abitano. Tutto ciò di cui ho bisogno sono due sedie rovesciate e una vecchia radio, che diventano la mia macchina del tempo: nulla è impossibile e i sogni sono l’unica realtà.

Recensione:

Sarà perché  sono nata e cresciuta in ambienti simili, anche se circa una decina d’anni più tardi, sarà perché il tema mi ricorda tanti aspetti del mio vissuto, ma il romanzo di Clara Negro mi è piaciuto sin dalle prime pagine. La storia di Angela – Trenetta per le sue forme poco femminili – e del quartiere in cui cresce mi fanno subito pensare a un altro romanzo che lessi quando avevo circa diciassette anni: “Un albero cresce a Brooklyn” di Betty Smith.claranegro E come la protagonista di quest’ultimo anche Angela cresce fra piccole e grandi amarezze comprenendo troppo presto che “a difendere la mamma ci doveva pensare lei” e che le amicizie non sono sempre tali anche se ci si definisce “per la pelle”. Uno spaccato di una Liguria popolare dove crescere è cosa dura e in questo romanzo di formazione che definire “rosa” è difficile nonostante porti il marchio HarperCollins la piccola Angela riesce a destreggiarsi anche se comportarsi come un maschio sembra sia l’unica soluzione per crescere forte e nella stima di un padre assente e superbo. La narrazione scorre veloce come del resto tutta la produzione HarperCollins il cui editing è sempre di qualità. Questo primo volume non può che invogliarci a leggere il seguito non foss’altro, oltre che per la vita di un’Angela alle prese con sfide sempre più difficili,  per le descrizioni di una regione a me tanto cara e che sulla tela dei ricordi e della narrazione della Negro continua a mantenere un fascino che tutt’oggi forse un poco si è spento.  Buona lettura, consigliato vivamente, anche se alcuni passaggi lasciano quell’amaro in bocca che – però – non guasta in una bella storia.

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