Sinossi Ufficiale:

Una raccolta di momenti, di emozioni, e non pretende d’essere nient’altro.
Ho nascosto tra le righe l’amore e l’odio, la disillusione e la rivalsa,
lasciando convivere sulla pagine la quiete dei fiumi e l’inquietudine delle
sagome ritagliate sulla luna piena, permesso alle lacrime di cadere su di un
petalo, per far si che non morissero invano. E ai petali di cadere, per
mostrare le spine che nascondevano.
Ho lasciato a te una pagina, la 39.
Quella è la tua.

Recensione:

Se Rimbaud avesse un nipote o discendente italiano sarebbe Gianluca Sonnessa! 

Visitando il sito di costui, dandogli una breve occhiata per non farmi troppo influenzare trapela ciò che un buon poeta o scrittore deve essere. 

Un amante degli attimi validi in mezzo a quelli scadenti. Un intenditore del dettaglio prezioso in mezzo alla bigiotteria.

E poi? Poi bisogna saperli miscelare, mixare per far risaltare lo squallore dei secondi rispetto alla rarità dei primi per colpire l’ anima del lettore.

Il libro quindi mi ha convinta, anzi conquistata definitivamente.

A metà c’è l’apoteosi, il vertice, la punta dell’ iceberg!

Infatti le elucubrazioni di questa raccolta intensa si coagulano! eros e thanatos. Giusto e sbagliato. Bello e brutto si  congestionano  in un delirio di versi velenosi, di puro arsenico e senza antidoto.

Gianluca elenca cosa ogni giorno, tutti i giorni volenti o nolenti dobbiamo affrontare!

Così il “Mantello d’ odio” taglia in due il libro, diviene climax di una sensibilità turbata e conturbante.

Sonnessa non ha talento ma un dono innato! noi se siamo furbi ci lasceremo incantare come in una malia dalle sue riflessioni!

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