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Sinossi ufficiale:

Villa Graziosa è una casa di riposo come ce ne sono tante a Genova. In questa comunità la morte ha una cadenza quasi quotidiana che spesso passa inosservata. Ma non per Franca, bollita nell’acqua a 50 gradi, in una vasca da bagno. Una negligenza inaccettabile dell’infermiera Angela, oppure un omicidio? Massimo De Scalzi, il Maresciallo dei Carabinieri incaricato delle indagini, ha il compito di risolvere questo mistero. Pur essendo un uomo concreto, tutto d’un pezzo, fedele alla propria coscienza e all’Arma, rigorosamente in quest’ordine, scopre che Villa Graziosa gli provoca un profondo imbarazzo, mettendolo di fronte alle proprie fragilità. In quella casa di riposo molti ospiti convivono con il loro “non senso” e sopravvivono in un limbo di inconsapevolezza. Con la guida di Gilda, la caposala con la quale De Scalzi ha instaurato un rapporto di fiducia reciproca, il Maresciallo esplora una realtà che non conosce affatto.

Recensione:

La vicenda si svolge in una Casa di Riposo a Genova.

Il maresciallo dei carabinieri De Scalzi, appassionato di fantascienza, la Caposala Gilda, tenace ed empatica, l’infermiera Angela, dolce e timorosa, il giovane Paolo (architetto, figlio di una degente) sono tra i personaggi salienti di questo interessante noir, hanno caratteri ben delineati e ben inseriti in un romanzo degno di nota. Così come degna di nota è la signora Evelina, ottantenne superlucida, insegnante in pensione, ospite anche lei di Villa Graziosa.

Genova è protagonista insieme ai personaggi, la si respira a ogni passo, è sullo sfondo ma è viva.

La storia è narrata in terza persona usando il tempo passato. I dialoghi sono brillanti, articolati e convincenti.

L’episodio scatenante: Franca, ospite affetta da Alzheimer, viene trovata morta nella vasca da bagno, un infarto causato della temperatura troppo elevata: chi ha aperto il rubinetto e variato la temperatura? Si tratta di un incidente o è omicidio? Il figlio Paolo (attratto da Gilda, la Caposala, tutti gli ospiti li vorrebbero fidanzati) ne resta scioccato: amava molto la madre.

Fa la sua comparsa anche il Dottor Saverio, personaggio ambiguo e malato di responsabilità, così come ambiguo è il ruolo di Sabrina, la fisioterapista, poco cortese verso gli anziani, a cui somministra (svogliatamente) lezioni di educazione fisica e sgarbati rimproveri.

Le autrici utilizzano una scrittura molto scorrevole, classica, non priva di qualche spunto ironico. Il romanzo si lascia leggere davvero volentieri, non ci sono mai espressioni volgari o parole poco educate, incontriamo termini come “burlone” o “stolto” o ancora “rompermi i cristalli”che forse ci fanno bonariamente sorridere. Infatti, se non sapessimo che le autrici sono giovani donne dei tempi nostri, questa “politesse” porterebbe a sospettare, inizialmente, una forma di educazione più antica. Tuttavia ci si rende presto conto che il linguaggio ben si adatta alla storia, la quale ha contorni delicati e atmosfere d’antan, come si suppone debba avere una vicenda che si svolge in una casa di riposo. Si evince, dalla narrazione, grande empatia verso gli anziani: le autrici riescono abilmente a trattare con tenera delicatezza un tema spinoso come quello della vecchiaia e della demenza senile.

Riassumendo: “La dolce morte” è una storia intrigante e ben scritta.

Il romanzo di Alioto e Repaci è assolutamente consigliato a chi cerca un noir psicologico, sfumato, elegante. Meno adatto, invece, a chi predilige emozioni forti, turpiloquio, morti con le budella di fuori o truculenti pestaggi. Non trovandoli, potrebbe restare deluso.

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