Noi dello staff la ringraziamo per la gentile concessione di questa intervista.

Marco Schifilliti a seguire (M.S.) – Quali emozioni, stati d’animo hanno incitato la Dottoressa Vitaliti a dar sfogo al suo atavico amore per la scrittura?

Giovanna Vitaliti: diciamo che più che un’emozione, per me la scrittura è un’attitudine e una dote. Scrivo perché amo talmente tanto scrivere che la stesura di documenti di diversa natura fa parte della mia quotidianità, come se fosse un’azione vitale come mangiare, bere, camminare. Tutti i giorni scrivo: talvolta continuo il romanzo che ho iniziato qualche mese addietro, altre volte mi applico sui miei lavori di ricerca, oppure mi capita di scrivere dei documenti di riverbero locale o nazionale per applicazione di leggi in ambito lavorativo. La scrittura è più di un hobby per me e fa parte del mio essere quotidiano.

M.S. – Quando e perché si è concretata la decisione di scrivere “le dieci chiavi del giardino del Re”?

G.V.: Le “Dieci chiavi del giardino del re” è un’opera di transizione tra il mio background culturale delle scuole superiori (mi sono diplomata al Liceo Linguistico Sant’Orsola di Catania) e la prosecuzione dei miei studi come medico, ma soprattutto come ricercatrice. Ho iniziato a scrivere il libro durante gli ultimi anni di liceo, quando ancora il mio background culturale era impregnato della sfarzosa letteratura francese. Pertanto, durante una ricerca frivola, nel mese di Giugno, su dove andare in vacanza in estate, in previsione di fare un viaggio nei castelli della Loira, lessi casualmente la storia di Carlo VIII, sovrano di Amboise e me ne incuriosii. La morte di un sovrano di Francia per aver sbattuto la testa su un architrave non rendeva giustizia al famoso re e pertanto ebbi l’idea di scrivere un romanzo sulle possibili vicende che condussero a una così strana fatalità. Il resto della storia lo conclusi nell’arco temporale di 10 anni e quindi, la stesura del romanzo è influenzata da altri background culturali , quali: l’amore per la ricerca, la metodologia logica consequenziale e la capacità di destare curiosità.

M.S. – Quali sono i momenti in cui preferisce scrivere e perché?

Giovanna Vitaliti: tutti i momenti per me sono buoni per scrivere. Quando non lavoro, scrivo, a qualsiasi ora. D’altronde il mio lavoro è faticoso e spesso trascorro molto tempo in sede lavorativa.

M.S. – Quali sentimenti accompagnano l’aspirazione di scrivere?

G.V.: beh sicuramente gioia, relax, curiosità, adrenalina quando mi identifico con il mio personaggio principale o favorito. Diciamo che spesso provo le stesse emozioni del personaggio che creo.

M.S. – Il desidero di raccontare Carlo VIII quando nasce e perché?

G.V.: Beh il desiderio nasce dalla curiosità che mi ha suscitato la strana morte di questo personaggio storico. Nel personaggio di Carlo VIII vi sono molte dietrologie della cultura civica contemporanea: l’arroganza del potere, l’oscenità della bellezza, l’egoismo e l’egocentrismo della sovranità, ma anche la possibilità di redenzione e la comprensione del vano e dell’effimero, poiché nasciamo senza averi e moriamo altrettanto poveri.

M.S. – Carlo VIII rappresenta qualcuno appartenente alla vita reale?

G.V.: in realtà no. Carlo VIII rappresenta l’evoluzione dell’anima umana: l’oscenità del potere in vita e la miseria oltre la morte, nonché la redenzione per chi cerca il perdono.

M.S. – Che valori spera di trasmettere ai lettori e che tipo di “impronta” auspica di lasciare?

G.V.: il messaggio principale è che l’uomo “evolve”, sia nella condizione fisica che nella sua sfera spirituale. Non vi è niente di statico: né la vita, né le vicissitudini, né la sfera emotiva. Si può raggiungere la vetta del monte più alto del mondo e un momento dopo precipitare da quella vetta per ritrovarsi nel baratro più profondo della terra. L’anima umana non può essere sempre stabile: vi sono molte sfaccettature che contraddistinguono il carattere di un uomo. Cioè si può essere generosi, ma allo stesso tempo egoisti, oppure si può amare qualcuno che magari per varie vicissitudini diventa il nostro acerrimo nemico e viceversa; si può essere ricchi e poi decadere, come si può essere poveri e in seguito arricchirsi. Per ogni vicissitudine della nostra vita, l’animo umano risponde con diverse emozioni e atteggiamenti. Pertanto l’uomo è un essere che interagisce con lo spazio e con il tempo e il cui comportamento varia a seconda delle vicende che accadono durante queste continue interazioni.

M.S. – A cosa è dovuta la scelta dei luoghi narrati?

G.V.: all’amore per il pittoresco. Mentre scrivevo, immaginavo dei quadri davanti a me o le scene di un film a color pastello.

M.S. – A chi sono destinate le sue parole?

G.V.: le mie parole sono destinate a tutti i lettori di qualsiasi generazione. I temi della vita, della morte e del tempo sono temi che non hanno età o generazioni.

M.S. – Da chi o da cosa si sente ispirata?

G.V.: sicuramente mi sento ispirata dai miei più cari affetti: mia madre, la dott.ssa Giuseppina Spataro, a cui ho dedicato la mia prima opera, i miei amici, le persone con cui parlo quotidianamente e che mi raccontano le loro storie ed a cui mi immedesimo.

M.S. – Quali generi preferisce leggere?

G.V.: sicuramente fantasy, ma anche retorica e lettura contemporanea.

M.S. – Oggi scrivere può definirsi un mestiere, un business, una passione, o…?

G.V.: per me è una passione ed una dote.

M.S. – Quali difficoltà incontra uno scrittore emergente e quanto queste influenzano il successo professionale?

G.V.: ormai scrittori in erba ce ne sono tanti. Le case editrici sono anche un po’ procacciatrici di denaro per la pubblicazione di un’opera e quindi vi sono lavori di molteplici entità e qualità. Ho avuto una bruttissima esperienza con la casa editrice che in precedenza aveva pubblicato il mio libro, il cui nome evito di pronunciarlo per non diffamare, ma è stato l’esempio più lampante della mancanza di professionalità dell’editoria italiana. Penso che molte case editrici abbiano questa tendenza alla truffa, con richieste di cifre esorbitanti per la pubblicazione di un libro. Da qui ne consegue la scadenza della qualità dell’editoria e delle tematiche pubblicate. Mi domando come il lettore sia in grado di scegliere un libro di buona qualità in mezzo a questa giungla di marketing. Va da sé che il lettore in libreria cercherà sempre gli stessi titoli, poiché deluso dagli autori emergenti. Questo rende difficoltoso il lavoro come autore, che deve sgambettare per farsi strada in un’Italia poco meritocratica e truffaldina. Della mia casa editrice, Kimerik, invece, posso solo dire ottime cose, poiché ha dimostrato serietà e professionalità nell’editare e pubblicare il mio romanzo. La mia decisione è di pubblicare le mie prossime opere con la stessa casa editrice.

M.S. – Quali consigli munisce a uno scrittore esordiente?

G.V.: sicuramente rileggere il proprio lavoro molte volte per ricercare qualità ed eleganza di espressione, ma soprattutto di stare molto attento alle truffe dell’editoria.

M.S. – Con l’avvento del mondo digitale crede che il cartaceo risentirà questa “evoluzione”?

G.V.: il cartaceo ne ha già risentito di questa “evoluzione” soprattutto per la differenza di prezzo tra un libro cartaceo ed un romanzo formato online. Però non vi è prezzo che possa appagare il buon odore della carta che scivola tra le dita. Io personalmente leggo solo in cartaceo.

M.S. – Si identifica in qualche personaggio del romanzo? Eventualmente vorremmo conoscerne il motivo e quanto di personale ha trasmesso al personaggio?

G.V.: scrivendo in prima persona è inevitabile identificarmi nel personaggio principale: Laura. Mi identifico in lei sia come stile di vita che come logicità di pensiero. Laura rappresenta le varie fasi dei miei modi di essere in epoche diverse della mia vita, con qualche differenza. Laura è più impulsiva e sfrontata rispetto alla mia persona.

M.S. – Ha progetti letterari in corso?

G.V.: sono giunta al capitolo 8 del mio secondo romanzo. Si cambia totalmente stile e mi avvicino di più al mio mondo. Posso solo dire che stavolta il tema principale sarà la sindrome di Stoccolma.

 

Le domande di Valentina Bonelli.

 

V.B. – Uno scrittore per definirsi tale deve saper scrivere più generi?

G.V.: per me uno scrittore per definirsi tale deve saper scrivere. La ricerca di un linguaggio sofisticato e la chiarezza di esposizione della consequenzialità degli eventi, così come la correttezza e l’eleganza delle espressioni costituiscono il perno di una buona opera letteraria, qualsiasi sia il genere. 

V.B. – Che ruolo ha la scrittura nella sua vita?

G.V.: pervasivo! Scrivo sempre e dovunque.

V.B. – Qual è stato il percorso che le ha dato la possibilità di pubblicare il suo primo romanzo?

G.V.: è stato più un esperimento, una delle mie tante prove. Ho scritto una storia fantasy da un avvenimento che ha destato il mio interesse e la mia curiosità, come un passatempo. Dopo mi sono chiesta se la storia potesse piacere ad altri oltre che a me e quanto pare, la casa editrice ha creduto in quest’opera.

V.B. – Quali sono le difficoltà più significative che ha incontrato nella promozione del suo libro?

G.V.: la massa di romanzi esordienti e la difficoltà nella pubblicizzazione dell’opera e nel destare l’interesse del lettore che, ad oggi, è sovrastato da una montagna di opere di vario genere.

V.B. – Desiderava fare la scrittrice sin da bambina?

G.V.; sì, soprattutto desideravo fare la giornalista. Sebbene adesso posso affermare di fare la “giornalista scientifica”.

Nel salutarla, la ringraziamo ancora per il tempo dedicatoci.

 

 

 

2 pensieri riguardo “Intervista a Giovanna Vitaliti autrice del romanzo fantasy “Le dieci chiavi del giardino del Re”

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