Enzo Russo è “Nato in Sicilia” e, come Pietro Lanza, il protagonista del suo romanzo, è un siciliano che vive e lavora al Nord. Solo che Enzo Russo è cosciente di essere siciliano, Pietro Lanza lo capirà solo da adulto.

“Nato in Sicilia” è un romanzo molto intenso e coinvolgente, solo chi ama la Sicilia può conoscerla e descriverla con tanta minuziosità di particolari. Come dirà Russo stesso: “Ho narrato questa storia con la speranza che tra i lettori chi non ama affatto la Sicilia cominci ad amarla almeno un po’ e chi la ama molto cominci ad amarla un po’ meno.”.

A sette anni, il giorno del funerale della madre, il piccolo Pietro viene mandato a Milano da uno zio scapolo. Ventisette anni dopo, Pietro uomo, riceverà un telegramma che gli annuncia la morte del padre. Un padre mai conosciuto, che Pietro non ricorda neanche, così come non ricorda la madre né la Sicilia né la sua infanzia. Titubante decide di partire. Inizia così un viaggio che lo porterà a scoprire e capire chi è realmente, un viaggio all’interno della memoria e della Sicilia, un viaggio all’interno dei sentimenti. Scoprirà i segreti della sua grande famiglia e capirà, alla fine di questo lungo percorso tortuoso, di essere siciliano fino al midollo. Capirà chi erano i suoi genitori e il motivo per cui, da piccolissimo, era stato spedito a Milano, scoprirà di essere un ricco proprietario terriero, di possedere animali e uomini, e si scontrerà con la violenza brutale di questi ultimi. Scoprirà che in Sicilia le famiglie sono matriarcali eppure le donne sono considerate meno di niente. Scoprirà che il rispetto conta più del denaro, che la Sicilia è un mondo nel mondo. Leggere “Nato in Sicilia” mi ha emozionato moltissimo. Ho avuto, più e più volte, la sensazione che se il Maestro Giovanni Verga fosse stato mio coetaneo avrebbe narrato la “storia delle storie”, “I Malavoglia”, esattamente come Enzo Russo narra “Nato in Sicilia.”. Siamo nella Sicilia del secolo scorso, negli anni ’40 del secolo scorso, negli anni del dopoguerra, un tempo lontano da me, nata nel 1980, eppure quel quadro così magistralmente descritto dallo scrittore è sempre attuale. Io riesco a ritrovarmi. Allora come oggi, in molti, non tutti, aspetti la Sicilia è sempre la stessa. Il progresso ci ha travolti ma la mentalità, la sicilianità è come un marchio di fabbrica, è come se molti atteggiamenti, modi di fare, di pensare, fossero incisi sulla nostra pelle, come se fossero nel nostro DNA, la Sicilia è stata travolta dal progresso ma in fondo è rimasta sempre la stessa. Questo Pietro Lanza scoprirà alla fine del racconto, che è un racconto che non finisce, il romanzo termina con un punto interrogativo, la risposta il lettore la deduce da solo, non si rimane insoddisfatti del finale, anzi, non poteva pensarne uno migliore. Pietro Lanza si arrenderà alla sua sicilianità, pur detestando quasi tutto di questo favoloso triangolo di terra, perchè in realtà siciliano lui lo era sempre stato, doveva solo aprire gli occhi.

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