Ciao amici lettori.

Oggi mi sono precipitato a scrivere questa recensione.

Come un bambino che vede in azione il proprio eroe mentre “salva il mondo” e colmo di gioia arde per dirlo a tutti. 

In egual modo “brucio” dalla voglia di raccontarvi lo straordinario capolavoro scritto dalla giornalista Barbara Giangravè.

L’autrice è nata a Palermo nel 1982, laureata in Scienze della Comunicazione, oggi è una nota giornalista professionista. Ha ricevuto nel 2011 il riconoscimento di Inspiring Woman of Italy, per gli anni del suo attivismo antimafia. Desidero rivolgere a Barbara un immenso grazie, per le lotte contro la mafia, che ha sostenuto e sostiene. È  Una donna di spiccato coraggio, talento e forza d’animo. Non teme scrivere su argomenti spigolosi, forse poco “ricercati” nel mercato della lettura commerciale, come non teme le conseguenze che possano scaturire. Nella sua carriera di giornalista e attivista antimafia ha avuto l’ardire di trattare contenuti piuttosto aspri.

Oggi ripeto a voi, quanto ho scritto privatamente alla sbalorditiva Barbara Giangravè. Tanti scrittori usano l’inchiostro per scrivere, altri si affidano alle parole pronunciate dalla propria anima, e Barbara ha usato tutta la sua anima per creare il romanzo “Inerti”.

La scrittura è tosta, forte, decisa e colma di grinta che proviene dallo spirito battagliero dell’autrice. Sorprende la maestria della scrittrice nel fornire peculiarità psicologiche uniche e distinte per ogni personaggio.

Avremo la sensazione di conoscere personalmente i protagonisti. Ci affezioneremo a loro. Patiremo le loro angosce. Quest’aspetto mi ha ricordato un po’ lo stile della scrittrice “Silva Avallone”.

Altra nota scrittrice che racconta squarci di un’Italia vittima della crisi e della mafia.

La dedizione ai dettagli ambientali e descrittivi è degna di nota. La scrittrice riesce abilmente a “trasportarci” nei luoghi del racconto, evocando emozioni affascinanti e seducenti, che la Sicilia, quale paradiso terrestre, sa donare anche attraverso le parole della capace scrittrice.

Paradiso spesso vittima di “mafia”, deturpato in discarica di rifiuti tossici.

La giornalista B. Giangravè, attivista antimafia, ha realizzato un capolavoro moderno, senza eguali. Il romanzo “Inerti” concorre al premio Augusta 2017.

Per votarlo visitate questo link:

http://associazioneaugusta.it/inerti/

TRAMA

Ci troviamo in Sicilia, nei panni della trentenne Gioia. Una ragazza piuttosto “sui generis”, che sta attraversando un periodo interminabile di aspri tormenti interiori.

Inizia tutto con una maledetta lettera di licenziamento.

Gioia trentenne si ritrova disoccupata, sola in una terra che non offre nulla ai giovani. Palermo città che per anni ha accolto e dato lavoro a Gioia diviene “inospitale”.

La giovane donna, sconfitta e triste, è costretta a trasferirsi al paese nativo dei genitori. Gioia imballa le poche cianfrusaglie che occupano la mansarda in cui ha vissuto e si prepara al trasloco.

Più che una casa, la mansarda pare tanto un nascondiglio e “nido d’amore”. Molti al suo posto avrebbero colto l’opportunità per trasferirsi all’estero, ma non lei. Gioia decide di tornare ad Acremonte, dove da ragazza trascorreva le vacanze estive. Acremonte paese montano nella provincia di Siracusa conta poco più di diecimila anime.  

Nessuna nostalgia la tormenta, nessun dolore la ferisce mentre “inscatola” la sua vita Palermitana, nessun “amore” la confonde. Soltanto una grande tristezza, causata dalla separazione da Lucia e Alfredo. I due conviventi del piano inferiore, che hanno accolto Gioia, tra le loro braccia, come fosse la figlia che non hanno mai avuto. Gioia in preda al dolore non riesce a dire loro addio e scrive una missiva.  

Ben presto Lucia e Alfredo comprendono che l’assenza di Gioia non è temporanea, non è la solita “fuga”. Decidono di verificare la presenza di Gioia in mansarda, ma trovano soltanto la missiva in cui è loro detto addio, ma che in realtà è soltanto “arrivederci”. Lucia perdona e comprende il gesto di Gioia. Alfredo risentito da questo comportamento superficiale, mostra rabbia e dissenso.

Gioia si trasferisce ad Acremonte. Paese che rappresenta grande tormento per lei. Acremonte ha dato i natali, ma anche la morte ai suoi genitori, deceduti ufficialmente durante un incidente automobilistico.

Gioia inizia la vita di paese riallacciando i rapporti con la giovane cugina Maria. La cugina aiuta Gioia a trovare lavoro nella libreria del paese. La vita accomodante e serena di paese, lontano dal caos cittadino, dai grandi e caotici supermercati che vendono merce dozzinale, sembra piacere a Gioia, ma qualcosa di triste e perfido s’insidia nel piccolo paese di montagna. Verità taciute, crudeltà mascherate, orrori camuffati, ben presto colpiranno e devasteranno la nuova vita paesana di Gioia.

Il primo cazzotto arriva quando Gioia incontra il suo ex fidanzato Fabio, al quale, con ogni probabilità ha detto addio troppo bruscamente.

Fabio era il ragazzo più bello e aitante del paese. Il giovane più ambito da tutte le ragazze. Oggi è un uomo single, gracile e malato di cancro. Gioia, incredula e turbata, invita Fabio a scambiare due chiacchiere in casa.

Gioia non dimenticherà mai quella sera. La sera in cui Fabio le confida diversi segreti del paese. Fabio spiega che il suo cancro come quello che ha colpito molti abitanti di Acremonte non è fortuito ma causato dai rifiuti tossici, che sono scaricati illegalmente in paese. Fabio, per avallare la tesi, spiega di aver fotografato mentre scaricavano fusti enormi in campagna, alcuni uomini in divisa bianca coperti da protezioni anticontaminazione.

 

Quali atrocità si nascondono ad Acremonte?

Le morti premature di tanti ragazzini a quale coscienza fanno capo?

Chi è l’artefice di tanto disprezzo per la salute pubblica e la vita degli abitanti di Acremonte?

I genitori di Gioia sono morti davvero per l’incidente automobilistico?

Gioia intende scoprirlo ad ogni costo.

E voi?

Lettura oltre che consigliata, doverosa!

Acquistabile su amazon: http://amzn.to/2t6ZPa2

 

 

 

 

  

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